Autour d'un parfum

DURANTE il mese di agosto, mai come quest’anno, si è parlato di nostalgie, di malinconie da fine vacanze. Sindromi da domenica sera, come hanno titolato diversi giornali, che ognuno combatte come può, come sa, come deve. Sarà che quest’anno sono state rimandate a settembre le risposte a una serie di temi pressanti per il nostro paese, troppi per pensare di affrontarli tutti nell’arco di trenta giorni.

Intanto come stiamo, cosa ci è rimasto in fondo agli occhi delle immagini estive che ci sono sfilate davanti? Noi pensiamo all’immensità dei cieli di un’estate anomala, delle notti stellate, della Luna, di Marte vicino, vicinissimo come non succedeva da una vita; dei nuvoloni scuri che folate di un vento poderoso costringevano a infinite gradazioni di grigio. Rivediamo i boschi e sentiamo l’odore di muschio che si liberava nell’aria dopo la pioggia.



Non dimenticheremo Maurice, le perfumeur, che ci ha riconciliato con un profumo che usavamo tanti anni fa, che adesso è tornato sulla toilette di casa con la fragranza di magnifici temps perdu. E Nathalie Lancier che, come in una fiaba, ha fondato il suo Musée du parfum dentro un bel castello, dove espone più di quattromila bottiglie e bottigliette preziose che raccontano la sua passione di sempre.



È stata un’estate profumata, con incontri inattesi e divertenti, come succede in vacanza. Perché la libertà di attraversare i confini, di muoversi senza grandi difficoltà da un paese all’altro, quasi senza allontanarsi dalle abitudini e dai prodotti internazionali che ormai abbiamo anche sotto casa, è un grande privilegio conquistato in tanti anni. Va mantenuto e difeso a tutti i costi, perché l’Europa è casa nostra.